A LEZIONE DI UNIVERSO: BARBARA NEGRI ALL’IC RAPALLO

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Sul suo biglietto da visita c’è scritto “Responsabile Unità Esplorazione e Osservazione dell’Universo”, qualifica che lascia sognanti a immaginare lo spazio siderale e lei, signora delle stelle, che organizza le spedizioni degli astronauti come nei film di fantascienza. Liceo classico, una laurea in matematica, una in fisica più un master in ingegneria aerospaziale, Barbara Negri è ai vertici dell’Agenzia Spaziale Italiana, la nostra piccola Nasa, e si occupa di portare a buon fine le spedizioni in corso. A Rapallo per una conferenza allo Zonta Club, ha accettato volentieri l’invito rivoltole da alcuni genitori di tenere una “lezione speciale” ai ragazzi dell’IC Rapallo. Con piglio energico e linguaggio comprensibile da esperta divulgatrice, Barbara Negri ha raccontato agli alunni scopi e caratteristiche dei 14 programmi- di cui 12 in orbita – attualmente in fase di realizzazione: “Dalla Terra noi vediamo soltanto una banda di energia, che è quella visibile, tutto il resto è assorbito perché l’atmosfera terrestre fa da filtro – ha spiegato – Per questo dobbiamo andare oltre l’atmosfera per studiare la materia oscura, che è sempre materia ma non emette fotoni. Prima o poi la vedremo e ci permetterà di capire com’è nato davvero l’universo”. Per quanto nel nostro immaginario la Terra rivesta la massima importanza, la sua posizione nello spazio è piuttosto periferica: “La Terra fa parte di una galassia a spirale, noi siamo su un braccio esterno – il braccio di Orione – per così dire in periferia – ha chiarito la scienziata – È una fortuna che ci siamo formati lì perché se fossimo stati in una posizione più centrale avremmo rischiato di essere distrutti da collisioni di stelle o risucchiati in buchi neri. Il fatto di essere in una zona tranquilla ci ha permesso di evolverci”. La maggior parte degli esperimenti dell’ASI sono fatti sulla stazione spaziale, un autentico laboratorio scientifico che presto potrebbe essere sostituito da una base ancora più avveniristica: “Uno degli obiettivi della ricerca spaziale europea, americana e cinese – è costruire un “moon village”, una base luna con strutture gonfiabili in modo da poter partire di là per portare l’uomo su Marte negli anni Trenta”. A sentire lei non proprio una passeggiata, visto che sul pianeta rosso l’ambiente non è proprio quello che si dice confortevole: “Marte perché è un pianeta vicino (ci si arriva in sette mesi), è roccioso come la Terra e ha un minimo di atmosfera – spiega – ma l’astronauta è sottoposto a radiazioni e occorre studiare un sistema di protezione”. Da questo punto di vista Marte rappresenta un costante monito per i terrestri: “Alcuni scienziati dicono che tre miliardi di anni fa ci sono state tempeste solari talmente forti che hanno strappato le particelle della sua atmosfera, altri ipotizzano che si sia desertificato per lo stesso effetto serra che stiamo vivendo sulla Terra, noi a causa dell’inquinamento, su Marte per la probabile presenza di una grande attività vulcanica”. Quel che è certo è che su Marte ci sono residui di acqua, permafrost (terreno mescolato a ghiaccio) ai poli e un grande lago di acqua all’interno: “Nel 2020 la missione Exo Mars, finanziata dall’Italia per il 45%, scaverà nel sottosuolo di Marte con un trapano che contiene all’interno uno spettrometro. Arriveremo a due metri di profondità, perché in superficie le radiazioni hanno sterilizzato ogni cosa, alla ricerca di fossili o materiale organico per capire se c’è stata vita sul pianeta e se si potrà in futuro colonizzare”. Sulla lavagna elettronica scorrono immagini mozzafiato: il satellite Juno, la sonda Cassini, Titano (che ha molti liquidi come il metano ed è quindi un altro candidato per una futura colonizzazione), gli esopianeti scoperti dalla missione Keplero, che hanno dato origine ad una scienza nuova: “Oggi andiamo alla ricerca di pianeti simili al nostro anche al di fuori del nostro sistema solare”. “Guardate che bellezza” dice spessissimo la scienziata indicando ai ragazzi i particolari delle foto e dei video. Moltissime le domande dei ragazzi. Le nuove tecnologie sono vicine ad assicurare la vita su Marte? “Le tecnologie ci sono, come la stampante 3D che ci permetterà di costruire attrezzi direttamente sul pianeta, il problema è che ce le dobbiamo portare dalla Terra e questo non è così semplice”. E’ vero che la Terra finirà? “Sì, ma tra moltissimo, il rischio concreto è farla esplodere con un’esplosione atomica o desertificarla prima”. Quando ha deciso che avrebbe lavorato alle missioni spaziali? “A dodici anni. Se si usa il cervello si capisce molto presto che cosa non si vuole e cosa invece si vuole moltissimo e io volevo avere a che fare con i misteri dell’universo”. E’ mai stata nello spazio? “No perché si preferisce far partire militari che assicurano una maggiore precisione nell’eseguire le procedure. Sono ritenuti più affidabili degli scienziati, che ci metterebbero sicuramente la loro creatività!”. E’ stata dura studiare tanto? “No, perché amavo quello che studiavo e quindi mi sono sempre divertita”.  
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