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NON LASCIAMOCI RUBARE L’AMORE PER LA SCUOLA!

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Proponiamo alla lettura di tutti il discorso che Papa Francesco ha tenuto a personale, genitori, allievi della scuola italiana il 10-5-2014, per la profondità e l’attualità del messaggio.   Discorso di Papa Francesco al mondo della scuola   10-5-2014 Cari amici buonasera! Prima di tutto vi ringrazio, perché avete realizzato una cosa proprio bella! questo incontro è molto buono: un grande incontro della scuola italiana, tutta la scuola: piccoli e grandi; insegnanti, personale non docente, alunni e genitori; statale e non statale… Ringrazio il Cardinale Bagnasco, il Ministro Giannini, e tutti quanti hanno collaborato; e queste testimonianze, veramente belle, importanti. Ho sentito tante cose belle, che mi hanno fatto bene! Si vede che questa manifestazione non è “contro”, è “per”! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola. E dico “noi” perché io amo la scuola, io l’ho amata da alunno, da studente e da insegnante. E poi da Vescovo. Nella Diocesi di Buenos Aires incontravo spesso il mondo della scuola, e oggi vi ringrazio per aver preparato questo incontro, che però non è di Roma ma di tutta l’Italia. Per questo vi ringrazio tanto. Grazie! Perché amo la scuola? Proverò a dirvelo. Ho un’immagine. Ho sentito qui che non si cresce da soli e che è sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere. E ho l’immagine del mio primo insegnante, quella donna, quella maestra, che mi ha preso a 6 anni, al primo livello della scuola. Non l’ho mai dimenticata. Lei mi ha fatto amare la scuola. E poi io sono andato a trovarla durante tutta la sua vita fino al momento in cui è mancata, a 98 anni. E quest’immagine mi fa bene! Amo la scuola, perché quella donna mi ha insegnato ad amarla. Questo è il primo motivo perché io amo la scuola.  Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Ma non sempre riesce ad esserlo, e allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E noi non abbiamo diritto ad aver paura della realtà! La scuola ci insegna a capire la realtà. Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni. E questo è bellissimo! Nei primi anni si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare, – è questo il segreto, imparare ad imparare! – questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà! Questo lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: Don Lorenzo Milani. Gli insegnanti sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà – ho sentito le testimonianze dei vostri insegnanti; mi ha fatto piacere sentirli tanto aperti alla realtà – con la mente sempre aperta a imparare! Perché se un insegnante non è aperto a imparare, non è un buon insegnante, e non è nemmeno interessante; i ragazzi capiscono, hanno “fiuto”, e sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto, “incompiuto”, che cercano un “di più”, e così contagiano questo atteggiamento agli studenti. Questo è uno dei motivi perché io amo la scuola. Un altro motivo è che la scuola è un luogo di incontro. Perché tutti noi siamo in cammino, avviando un processo, avviando una strada. E ho sentito che la scuola – l’abbiamo sentito tutti oggi – non è un parcheggio. E’ un luogo di incontro nel cammino. Si incontrano i compagni; si incontrano gli insegnanti; si incontra il personale assistente. I genitori incontrano i professori; il preside incontra le famiglie, eccetera. E’ un luogo di incontro.E noi oggi abbiamo bisogno di questa cultura dell’incontro per conoscerci, per amarci, per camminare insieme. E questo è fondamentale proprio nell’età della crescita, come un complemento alla famiglia. La famiglia è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita. Ma a scuola noi “socializziamo”: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine,per capacità. La scuola è la prima società che integra la famiglia. La famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti. Questo fa pensare a un proverbio africano tanto bello: “Per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente: famiglia, insegnanti, personale non docente, professori, tutti! Vi piace questo proverbio africano? Vi piace? Diciamolo insieme: per educare un figlio ci vuole un villaggio! Insieme! Per educare un figlio ci vuole un villaggio! E pensate a questo. E poi amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla. E nell’educazione è tanto importante quello che abbiamo sentito anche oggi: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! Ricordatevelo! Questo ci farà bene per la vita. Diciamolo insieme: è sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca. Tutti insieme! E’ sempre più bella una sconfitta pulita che una vittoria sporca! La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio questa Piazza, Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, anche di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana. In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate. Se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita, anche quando stiamo male, anche in mezzo ai problemi. La vera educazione ci fa amare la vita, ci apre alla pienezza della vita! E finalmente vorrei dire che nella scuola non solo impariamo conoscenze, contenuti, ma impariamo anche abitudini e valori. Si educa per conoscere tante cose, cioè tanti contenuti importanti, per avere certe abitudini e anche per assumere i valori. E questo è molto importante. Auguro a tutti voi, genitori, insegnanti, persone che lavorano nella scuola, studenti, una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue, che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti. Le tre lingue, armoniose e insieme! Grazie ancora agli organizzatori di questa giornata e a tutti voi che siete venuti. E per favore… per favore, non lasciamoci rubare l’amore per la scuola! Grazie!  facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

DIMMI COME MANGI: PARLIAMO DI CORRETTA ALIMENTAZIONE

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“Finisci sempre la tua porzione?”, “Quando mangiate guardate la tv?”, “Quante volte consumi frutta durante il giorno?”:queste e altre quaranta domande sono state sottoposte ad un campione di circa duecento studenti dell’Istituto Comprensivo Rapallo, appartenenti a due fasce d’età, e cioè ragazzi delle quarte elementari e delle prime medie. I genitori degli stessi ragazzi hanno risposto ad un questionario analogo, sulle abitudini alimentari dei figli. Il progetto, nato da una collaborazione  tra la scuola e la sezione del Lions Club Rapallo, intende indagare vizi e virtù delle nostre famiglie in campo nutrizionale, provando a correggere qualche errore di troppo nelle pratiche alimentari dei bambini e dei ragazzi.

“La nostra associazione – afferma Cristina Della Costa del Lions Club Rapallo- tra i suoi obiettivi ha quello di partecipare in modo attivo alla costruzione del bene della comunità civile e tra le molte iniziative che mettiamo in opera, alcune tra le più significative riguardano proprio il campo dell’educazione. Siamo consapevoli che la scuola ha un ruolo fondamentale per il futuro della nostra società e per questo volentieri collaboriamo ad iniziative come quella sull’alimentazione”. E’ così nata l’idea di un incontro che potesse essere una restituzione dei dati emersi dal questionario per tutti i genitori e gli educatori interessati.

La professoressa Augusta Giolito, psicologa dell’Istituto Gaslini di Genova, aiuterà genitori e docenti in un percorso di riflessione, che, partendo dai dati riportati nelle risposte di alunni e papà e mamma, toccherà anche le problematiche relative ai disturbi alimentari. “Già dall’anno scorso . afferma Giacomo Daneri, Dirigente scolastico dell’IC Rapallo – abbiamo voluto offrire ai genitori momenti di riflessione su tematiche importanti e delicate quali le motivazioni del successo o insuccesso scolastico, i conflitti in ambito familiare, la gestione delle emozioni nei rapporti, e più recentemente le problematiche relative all’uso consapevole di Internet e degli strumenti tecnologici. Il percorso prosegue con questo delicato argomento, nella consapevolezza che la scuola possa essere un luogo di educazione e di confronto anche per gli adulti”. L’incontro si terrà SABATO 10 MAGGIO alle ore 10.00 nell’Aula Magna dell’Istituto ed è aperto alla cittadinanza.      facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

I CANDIDATI SINDACO INCONTRANO LA SCUOLA

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Proseguono le iniziative di rilievo organizzate per i genitori, per i docenti e per il mondo della scuola. Due sono i momenti importanti della prossima settimana  e che si terranno nell’Aula magna dell’Istituto:   I candidati sindaco incontrano la scuolaMARTEDI’ 6 MAGGIO ALLE 17.00 il Comitato Genitori dellIC Rapallo, in collaborazione con l’Istituto stesso, ha organizzato un momento di confronto con tutti i candidati sindaco per il Comune di Rapallo. Sarà un incontro durante il quale i candidati avranno da una parte la possibilità di presentare le loro idee sulla scuola e di rispondere ad alcune domande, e dall’altra avranno la chance di conoscere meglio le attività e i problemi della scuola e in particolare del nostro Istituto. Moderatore il dott. Sandro Sansò, noto giornalista locale e garante di imparzialità. Siete tutti invitati all’evento.   SABATO 10 MAGGIO ALLE 10.00, in collaborazione con i LIONS CLUB RAPALLO, incontro sull’alimentazione e i problemi ad essa legati, con la professoressa Augusta Giolito, dell’Istituto Gaslini di Genova. L’incontro è la restituzione dei dati emersi dal questionario per alunni e genitori, somministrato negli scorsi mesi nelle classi quarte della Primaria e prime della Secondaria (con un campione di oltre 200 allievi), ed anche un’occasione per riflettere sulle delicate problematiche legate all’alimentazione. Anche qui siete tutti invitati a partecipare.facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

LA RESISTENZA SPIEGATA AI RAGAZZI

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E’ stata una lezione davvero speciale quella che Giorgio “Getto” Viarengo ha tenuto questa settimana per gli alunni delle classi terze dell’Istituto Comprensivo Rapallo. “Ho scelto di occuparmi di microstoria perché qualche volta gli eventi quotidiani di un piccolo territorio rappresentano con chiarezza gli snodi della grande Storia” ha spiegato lo studioso chiavarese, che ha scelto di raccontare la Liberazione dal particolare punto di vista di chi in tempo di guerra viveva nel golfo del Tigullio. Getto ViarengoEcco allora davanti agli occhi dei giovani studenti dispiegarsi una domenica di primavera del 1938, quando Benito Mussolini arriva a Chiavari per inaugurare il progetto della Colonia Fara. È il 12 maggio, la domenica successiva all’incontro tra il duce e Adolf Hitler che si è tenuto a Roma. Mussolini in visita nel Tigullio annuncia la nascita della nuova alleanza tra fascismo italiano e nazismo tedesco contro i nuovi nemici, le democrazie europee. Annuncia che ci sarà una guerra, breve e vittoriosa, e parla delle nuove leggi razziali, appena varate. Provvedimenti che avranno come conseguenza la deportazione nei campi di sterminio di 42 persone da Rapallo e Santa Margherita Ligure, tra le quali Nella Tias, che non ha ancora sei anni, e Fiorella Calò, di appena sei mesi. Ma i campi di concentramento non sono una realtà limitata all’Europa orientale, e Viarengo ricorda la costruzione del campo di Calvari, che arriva a ospitare 5.000 prigionieri. La guerra infligge al nostro territorio altre ferite: sulla facciata della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio a Rapallo si distinguono ancora i segni dei bombardamenti alla ferrovia di Recco e di Zoagli: obiettivo centrato nel ’43, quando Recco verrà rasa al suolo. L’8 settembre dello stesso anno in piazza Mazzini a Chiavari, ad ascoltare l’annuncio dell’armistizio del maresciallo Badoglio c’è un giovane ufficiale dell’esercito, Aldo Gastaldi, che in pochi minuti compie la scelta della sua vita: rifiuta di consegnare le armi ai fascisti e sale in montagna, dove forma il primo nucleo della brigata garibaldina Cichero. E’ un manipolo di giovani male organizzati, che la popolazione dell’entroterra comincia ad aiutare e a sostenere. Nel frattempo il campo di concentramento di Calvari viene occupato dai nazisti e i prigionieri deportati in altri campi: chi riesce a fuggire durante le operazioni di smistamento si unisce alle formazioni partigiane. Nella primavera del ’44 la Cichero è diventata una formazione gigantesca, comandata da Gastaldi, che ha scelto come nome di battaglia quello di “Bisagno”. Nell’entroterra dell’area sestrese opera una seconda formazione, la Coduri, comandata da “Virgola”. Grande curiosità dei ragazzi nei confronti dei nomi di battaglia, “nickname” necessari a proteggere le vere identità dei compagni e delle loro famiglie in caso di cattura e tortura: Lucifero, Santo, Parentesi, Saetta, Cucciolo. Viarengo rievoca anche la figura di Vito Spiotta, torturatore e assassino, assoldato dalle brigate nere per piegare le forze della Resistenza. Tutto il nostro territorio si libera dall’occupazione nazista prima dell’arrivo degli Alleati. Viarengo ricorda l’esperienza delle repubbliche partigiane, brevi ma significativi episodi di rinata vita democratica. “Non sempre la storia è maestra di vita, ma quando lo è ci facilita l’esistenza – ha detto il Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Rapallo, Giacomo Daneri a conclusione dell’incontro – Giorgio Viarengo, che offre molto del suo tempo ai ragazzi delle scuole per condividere la memoria storica di ciò che è accaduto nel nostro territorio, ci passa il testimone di un’eredità da prendere e trasmettere a nostra volta”.      facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

A SCUOLA DI MODA: SFIDA TRA ASPIRANTI STILISTI

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Parte da Rapallo la prima edizione di un concorso che si propone di educare lo sguardo ed esaltare la creatività dei ragazzi sin dai banchi di scuola, familiarizzandoli con il linguaggio dell’abbigliamento e della moda. “Crea il tuo abito”, promosso dall’Istituto professionale “Duchessa di Galliera” di Genova in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Rapallo, premia il miglior capo d’abbigliamento realizzato dai giovani aspiranti stilisti della scuola media rapallese, invitati a sfidarsi a colpi di fantasia e tecnica. IMG_0915 Nato dall’iniziativa delle insegnanti di abbigliamento e moda del “Duchessa di Galliera” Prof.ssa Tiziana Tassara e di Arte dell’Istituto Comprensivo Rapallo, Prof.ssa Francesca Laganà, a seguito del Salone dell’Orientamento organizzato in novembre dalla scuola rapallese, l’idea del concorso ha trovato immediata risposta nella Dirigente Scolastica dell’Istituto “Duchessa di Galliera”, Prof.ssa Orietta Perasso, presente allo stand che promuoveva le attività dello storico istituto professionale genovese. Indetto a febbraio, il concorso ha visto la partecipazione entusiasta degli alunni dell’Istituto Comprensivo, affiancati dalle insegnanti di abbigliamento e moda del “Duchessa di Galliera”, che hanno mostrato ai ragazzi come avviare il loro progetto sia dal punto di vista ideativo che da quello dell’utilizzo dei materiali. La seconda fase del progetto ha visto i ragazzi delle Medie recarsi a Genova, accompagnati dai docenti, per l’acquisto dei tessuti necessari a confezionare gli abiti da loro ideati. Il bando di concorso riguardava un capo adatto a una teenager alla sua prima festa, per questo i ragazzi si sono sbizzarriti nell’acquisto di taffetà, organza e metri di tulle. In seguito, presso i laboratori dell’Istituto “Duchessa di Galliera”, nel quartiere di Carignano, gli allievi delle medie con gli allievi della scuola superiore, guidati dalle loro docenti, hanno iniziato le fasi di taglio e confezione degli abiti. Tra i partecipanti al concorso sono stati scelti tre modelli vincitori, che il 30 maggio 2014 saranno presentati ufficialmente alla città di Rapallo nel corso di una sfilata organizzata dalle due scuole, durante la quale saranno presentati al pubblico anche i magnifici abiti storici e non realizzati dagli studenti dell’Istituto Galliera. I creatori degli abiti vincenti sono Ermanno Rava (3E), Denise Lo Prete (3H) e Anna Fasciglione (3E), che con i loro outfit da cerimonia chic e raffinati hanno dimostrato di aver centrato in pieno l’obiettivo. Saranno astri nascenti della creatività sartoriale italiana così famosa nel mondo? Intanto due di loro hanno scelto di intraprendere proprio questa strada iscrivendosi al corso di abbigliamento e moda i cui insegnanti hanno fatto loro da tutor. Una menzione speciale hanno meritato le allieve Silvia Curumi (3D), Giorgia Queirolo (3A) e Diana Molosnic (3D) per la particolare originalità degli abiti ideati, anche se non particolarmente in linea con il tema proposto. IMG_0913 La collaborazione con il “Duchessa di Galliera” è un evento importante per noi – dice Giacomo Daneri, Dirigente Scolastico dell’Istituto Ccomprensivo Rapallo – per cui ringrazio sentitamente la mia collega, la Dirigente Perasso, e tutte le docenti dei due istituti che hanno avuto la bella intuizione di proporre questo mini-concorso. L’iniziativa si inserisce in una serie di proposte rivolte ai nostri allievi, al fine di “costruire il proprio futuro” facendo leva sulla valorizzazione delle proprie capacità. Non è facile arrivare all’individualizzazione dei percorsi per ciascun alunno, ma in questi casi dobbiamo essere felici perché realmente per qualcuno si possono aprire vie inaspettate, soprattutto in un periodo come questo, così avaro di opportunità per i giovani. E’ importante far passare il messaggio che la scuola può aprire delle prospettive e che ci si può anche inventare un mestiere, tanto meglio se vicino alle proprie aspirazioni. Su questo continueremo a lavorare”. Il progetto rafforza quel tanto auspicato legame tra la scuola – intesa come luogo di formazione – il mondo del lavoro, la creatività italiana e la formazione professionale. Tutte caratteristiche che vanno recuperate e che rappresentano l’eccellenza del nostro Paese a livello internazionale.  In attesa della sfilata del 30 maggio, è significativo ricordare che in una città come Rapallo, attenta al tema dell’abbigliamento e della moda per la presenza del Museo del Merletto con la sua straordinaria collezione di abiti d’epoca, l’Istituto “Duchessa di Galliera” è presente con gli abiti storici confezionati dai suoi allievi ormai da 5 anni nella tradizionale manifestazione del presepe vivente organizzata dall’Associazione “Vecchio borgo” con il patrocinio del Comune di Rapallo. Il progetto “Di filo in filo”, inoltre, anch’esso promosso dalla scuola genovese, si propone di recuperare la memoria storica di quelle che sono considerate le eccellenze artigianali del territorio del Tigullio come i pizzi e i tessuti al tombolo. Per tutto il presente anno scolastico gli studenti del “Duchessa di Galliera” si sono alternati negli spazi del Museo del Merletto, affiancati dalle merlettaie per imparare antiche tecniche e segreti del mestiere.      facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

CYBERBULLISMO: SCUOLA E FAMIGLIA FANNO MURO

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Che c’azzecca Walt Disney con la sicurezza in rete? C’entra, c’entra. Quando Cucciolo in “Biancaneve” chiude a doppia mandata la porta della grotta che custodisce il tesoro dei nani, lascia poi la chiave vicino alla porta stessa. Come a dire “prego signori ladri, accomodatevi”: così accade nella realta virtuale quando utilizziamo password troppo “facili” o non impieghiamo sistemi di sicurezza per proteggere la rete wifi.

Di questo e di molto altro ha parlato il soprintendente Scillia,della Polizia postale di Genova, con  qualche docente e con i genitori (più di settanta) dell’Istituto Comprensivo Rapallo, che hanno accolto l’invito del Dirigente scolastico Giacomo Daneri e hanno partecipato all’incontro, scoprendo ulteriormente, loro malgrado, quanto sia difficile il mestiere di padre e madre. “Noi non lasceremmo mai i nostri figli da soli in un locale malfamato: perché invece non effettuiamo controlli sugli accessi e i gruppi online da loro frequentati? Se ci preoccupiamo che non si facciano male fisicamente, perchè non avere la stessa accortezza quando navigano in rete?” ha affermato tra le altre cose il Soprintendente.

“E’ stato un incontro molto istruttivo ed interessante – dichiara un genitore – anche se non è stato facile ascoltare alcuni passaggi, visto che ponevano in primo piano la responsabilità dei genitori, quale “anello debole” della situazione. In effetti non è certo colpa dei ragazzi se non vengono messe in atto adeguate misure di prevenzione e se non c’è consapevolezza che insulti, minacce, reati virtuali sono a tutti gli effetti reati reali.

“E’ importante che la scuola – aggiunge una mamma – offra opportunità di questo tipo, perchè vengano affrontate problematiche che a volte i genitori si trovano a subire da soli, senza il supporto di nessuno”.

Ma il Soprintendente, che si è servito anche di filmati durante la sua esposizione, non ha messo in luce soltanto aspetti negativi: il vero scopo dell’incontro è stato infatti quello di rendere consapevoli i genitori (e nei giorni precedenti i ragazzi) che Internet è un eccezionale strumento di comunicazione (e che in un ambiente come la scuola può avere un valore centrale sia per gli apprendimenti che per la corretta socializzazione); come tutti gli strumenti va però conosciuto e va imparato il suo uso adeguato, per sfruttarne davvero al massimo le potenzialità ed evitarne i pericoli.

  A SCUOLA DI SICUREZZA: la Polizia postale incontra gli allievi dell’Istituto 22-11-2012: “deriso su Facebook, si suicida a 15 anni”, 7-1-2013: “presa in giro su FB, si uccide a 14 anni”; 25-5-2013: “suicida a 14 anni, 8 ragazzi indagati per istigazione”; 14-9-2013: “Bologna: maxirissa per una lite nata su ask.fm”. Sembra una triste litania, quella che si può scorrere alla ricerca di casi di cyberbullismo, un fenomeno che sembra in crescita esponenziale tra i ragazzi delle nostre scuole. Se il bullismo è un atteggiamento costante di sopraffazione fisica e/o psichica, messa in atto da uno o più soggetti nei confronti di persone più deboli o semplicemente prese di mira per i motivi più futili, quello che si va sviluppando in rete (anche grazie alla facilità di accesso dei più giovani a siti e gruppi anche su cellulari) è un atteggiamento più subdolo e vigliacco, perché minaccia e insulta non direttamente ma dietro lo schermo di un pc o con i tasti di un cellulare. Ecco allora la necessità di una riflessione da parte del mondo degli adulti sul nuovo e spiazzante fenomeno, anche perché talvolta tali problematiche nascono da ragazzini insospettabili. Fondamentale, quindi, soprattutto nelle scuole, una formazione/informazione con veri esperti del settore. All’Istituto Comprensivo Rapallo la settimana dedicata alle problematiche legate all’uso consapevole della rete, si è aperta martedì 8 aprile con l’incontro con un soprintendente della Polizia postale di Genova e  si chiuderà sabato 12 aprile alle ore 10,00 con un incontro aperto alla cittadinanza nell’Aula Magna dell’Istituto, questa volta con i genitori e i docenti. E’ proprio il mondo degli adulti, infatti, che necessita di strumenti per capire la realtà che sta cambiando. “Internet è come un coltello; è uno strumento utilissimo ma se lo usi male finisci per ferire te stesso e gli altri”; “condivideresti mai la tua intimità con uno sconosciuto?”; “La rete non è un luogo virtuale come tantissimi credono, ma un luogo totalmente reale”. Sono alcuni passaggi dell’incontro che il soprintendente della Polizia postale di Genova, ha tenuto con i ragazzi dell’Istituto Comprensivo Rapallo. L’esperto in informatica, violazione della privacy, reati connessi all’uso illegale di Internet, ha condotto un dialogo in maniera comprensibile ed efficace con quasi duecento ragazzi della scuola media (età 11-12 anni), aiutandoli a sfatare alcuni miti molto in voga e a diventare più consapevoli dell’utilizzo della rete e degli altri mezzi di comunicazione. “Internet, i social network o le applicazioni dei cellulari sono strumenti: nè buoni nè cattivi a priori: dipende dall’uso che se ne fa – ricorda il Dirigente scolastico dell’Istituto Giacomo Daneri – possono essere utilizzati come vere armi improprie oppure come mezzi per apprendere e socializzare in modo positivo. Ormai fanno parte della nostra vita, è inutile demonizzarli; piuttosto è fondamentale fornire ai ragazzi gli strumenti adatti per impiegarli al meglio. Siamo particolarmente contenti di questo incontro che avevamo chiesto da tempo e che gli incaricati della Polizia postale ci hanno potuto concedere solo ora, per le numerosissime richieste che ricevono da tante scuole.”facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

LA SCUOLA PASCOLI VINCE IL PALIO DI CARNEVALE

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La scuola Pascoli, insieme a circa 700 alunni di altre scuole elementari cittadine, ha partecipato alla quarta edizione del Palio di Carnevale, una manifestazione che ogni anno viene promossa dalla Pro Loco Capitaneato con il patrocinio del Comune e della Regione.

L’ entusiasmo dei nostri bambini è salito alle stelle quando la giuria, durante la cerimonia di premiazione svoltasi nella sala consiliare, ha pronunciato il proprio verdetto:-Gli alunni e gli insegnanti della scuola G.Pascoli hanno saputo svolgere in modo completo, il tema proposto ”Cibo e Sport: energia e vita” con uno spettacolo colorato, allegro, corale e molto coinvolgente, con uno sguardo particolare alla nostra Rapallo “Città dello Sport 2014”-. Alla scuola è stato quindi consegnato il “Palio” che ora fa bella mostra di sé nell’ atrio: un drappo confezionato dalle artigiane di Zoagli con la tecnica del “patchwork” e raffigurante la mascotte della manifestazione, il cavalluccio marino “Hippo”.

Nel dettaglio gli alunni, con costumi e maschere realizzati con materiale di riciclo, hanno rappresentato i cibi “buoni” e i cibi “cattivi” per quanto riguarda il benessere ed una sana pratica sportiva, poi due piatti della tradizione, come il “tuccu” genovese ed il ragù napoletano evidenziandone somiglianze e differenze; i bambini quindi, mascherati da cibi e da piatti, sono stati “conditi”, nelle loro performances, dalle musiche di We are the champions , della tarantella, di That’s amore e di Mister Saxobeat, che hanno fatto vincere alle Pascoli anche la menzione speciale per la migliore colonna sonora!

Più di così!

                                                                                                                                                                              002126_PASCOLI  PALIO_04.03.14 002415_PASCOLI  PALIO_04.03.14

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PARIGI VAL BENE UN VIAGGIO!

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4 APRILE 5° GIORNO La sveglia mattutina quest’oggi è all’alba: è il giorno della partenza. Facciamo i bagagli e, mogi, scendiamo per la colazione. Saliti sul pullman guardiamo in silenzio le strade di Parigi scorrere sotto i nostri occhi: cerchiamo di imprimerci nella mente queste immagini per portarle con noi ancora un pochino. Quando entriamo in autoroute e Parigi è ormai alle nostre spalle, Flavio, il nostro autista, fa del suo meglio per tenerci allegri con musica e film. Anche grazie a lui il viaggio di ritorno sembra più breve di quello dell’andata. Arriviamo a Rapallo in serata e in piazza Cavour parte un countdown che esplode in vista di piazza delle Nazioni: scendiamo accolti da genitori e amici come eroi. Un po’ ci sentiamo così per davvero: abbiamo scoperto la grande bellezza di una delle più grandi città del mondo, abbiamo parlato per cinque giorni in una lingua straniera, abbiamo fronteggiato tante situazioni nuove senza l’aiuto degli adulti. Quello che può sembrare una semplice gita scolastica per noi che l’abbiamo vissuta è stata molto di più… e ora non vediamo l’ora di raccontarla. A bientot! 3 APRILE 4° GIORNO Sur la rive gauche on pense, sur la rive droite on dépense dicono a Parigi per distinguere le diverse atmosfere che si respirano sulle due rive della Senna: sulla sinistra si pensa perché è la sede della Sorbona, delle piccole librerie antiquarie e dei locali frequentati dagli intellettuali, sulla destra si spende perché vi si trovano i negozi eleganti e i templi dello shopping come le Galeries Lafayette, che sono la nostra meta di stamattina. photo1Solo dopo il Musée d’Orsay, però, dove si trovano le opere dei maggiori artisti impressionisti. Situato di fronte ai giardini delle Tuileries, il museo è posto all’interno della vecchia stazione d’Orsay, un edificio costruito per l’esposizione universale del 1900. Il museo stesso è quindi un’opera d’arte, ce ne accorgiamo percorrendolo in lungo e in largo alla scoperta dei dipinti di Delacroix, Manet, Gauguin, Cézanne, Monet, Renoir, Sisley e Van Gogh. A differenza del Louvre, l’atmosfera qui è molto più intima e raccolta, cosa che ci permette di stabilire ogni volta un rapporto personale con le opere. Stiamo a lungo davanti alla scultura della ballerina di Degas, che ci ipnotizza con la sua modernità, e davanti al quadro che rappresenta tutta la compagnia degli impressionisti intenti ad omaggiare Delacroix perché ci restituisce tutto il senso di un’orgogliosa appartenenza a un gruppo che dai contemporanei era incompreso e deriso. Ci incantiamo di fronte al grande orologio trasparente dell’antica stazione, attraverso il quale si vede Parigi, e ancora una volta apprezziamo la presenza di decine di bambini piccolissimi, ognuno col proprio taccuino da disegno, che sotto la guida dei loro insegnanti provano a riprodurre i grandi capolavori. Usciti dal museo eccoci in un attimo davanti alle Galeries Lafayette.IMG_0616 per sito Difficile descrivere le espressioni di stupore dei ragazzi una volta entrati nel leggendario grande magazzino di Boulevard Haussman: tutti a naso in su e a bocca aperta di fronte alla magnifica cupola art nouveau, sopraffatti di fronte allo splendore di quello che non ha assolutamente niente a che vedere per grandezza, bellezza e sfarzo con qualsiasi delle nostre gallerie commerciali. Nel secondo sito parigino più visitato dopo il Louvre ci perdiamo ad ammirare ogni particolare degli spazi dedicati a ogni tipo di griffes e di prodotti, dalla moda agli accessori, passando per la bellezza, la decorazione e la gastronomia, distribuiti in 70.000 metri quadrati di superficie su quattro livelli, con vista spettacolare sul quartiere dell’Opéra all’ultimo piano. Nella nostra mattinata dedicata allo shopping non può mancare una capatina all’Hard Rock Café, celebre locale-museo del rock in boulevard Montmartre che accanto a un’ambientazione esaltante (21 schermi che trasmettono ininterrottamente video musicali con un incredibile sistema audio, un palco per le esibizioni live, chitarre elettriche dappertutto) alla cucina rigorosamente american style unisce un’esposizione unica al mondo di cimeli appartenuti alle più grandi rockstar. Qui ci estasiamo di fronte al cappellino di Eminem, ai vestiti di scena di Elton John e al testo originale di “Light my fire” scarabocchiato su un foglietto da Jim Morrison, ma soprattutto facciamo incetta di magliette e gadget per noi e per i compagni rimasti a casa. La vista dei mastodontici hamburger che ci sono passati sotto il naso all’Hard Rock Café ci ha suscitato un certo languorino, così raggiungiamo il nostro ristorantino di fronte a Notre Dame, dove Didier ci ha preparato una salade, pollo e patatine, glace crema e cioccolato e l’ormai immancabile tarte aux pommes. IMG_0691 per sitoIl pomeriggio è tutto dedicato a lei, la torre simbolo della città e dell’intera Francia, che col suo inconfondibile profilo ci aiuta ad orientarci di giorno e col suo fascio di luce a intermittenza ci esalta la sera. Mentre ci dirigiamo in pullman verso il Trocadero Andreina ci racconta che quando è stata costruita, in occasione dell’Esposizione Universale del 1889, la Tour Eiffel non piaceva a nessuno: troppo ingombrante con i suoi 312 metri d’altezza (dai contemporanei veniva chiamato “l’asparago di ferro”!) e troppo moderno l’uso del ferro in un’epoca in cui si costruiva in pietra. Tra i suoi detrattori c’era anche il nostro Gabriele D’Annunzio, che dichiarava: “Sono ossessionato dalla torre… l’unico posto dove sto bene è in cima ad essa perché così non la vedo”. Poi gli ottimi affari che si facevano con i migliaia di visitatori che ogni giorno raggiungevano in ascensore la sua sommità per ammirare la città dall’alto e i primi esperimenti di telegrafia che sono stati condotti proprio da qui hanno convinto i francesi a non abbatterla come era deciso. Oggi questo monumento così elegante appartiene per il 51% alla municipalità di Parigi e per il 49% agli eredi di Gustave Eiffel, l’ingegnere che l’ha ideata e costruita. Ogni sei anni viene completamente ridipinta da imbianchini-apinisti con colori che variano dal grigio al marrone al violetto. Non saliamo sulla cima (dove il vento la fa oscillare di circa 12 centimetri) perché l’ascensore dell’ultimo tratto è troppo piccolo per contenerci tutti, ma già al secondo piano, dove ci fermiamo, la vista è mozzafiato e gli scatti di macchine fotografiche e cellulari crepitano a più non posso. IMG_0694 per sitoPrima di tornare in albergo facciamo una puntatina al Marais, delizioso quartiere che solo a Parigi ha mantenuto l’architettura pre-rivoluzionaria. E’ un piacere per gli occhi vedere i ragazzi giocare in Place des Vosges, seicentesca piazza quadrangolare contornata da edifici in mattoni con un porticato alla base sul quale si affacciano le gallerie d’arte di maggiore tendenza e le boutiques dei giovani stilisti emergenti. Il Marais infatti è considerato uno dei quartieri più alla moda della città. Le vie circostanti, rue des Rosiers, rue Vieille du Temple e Rue Pavée ospitano la comunità ebraica della città e nei negozi e nei ristoranti di questo angolo di quartiere si possono trovare specialità tipiche. Qui anche gli insegnanti finalmente si rilassano, mentre il sole al tramonto fa risplendere l’arancione degli antichi palazzi.   2 APRILE  3° GIORNO Oggi e’ il giorno del Louvre. Sapere che stiamo per entrare nel museo più famoso e visitato del mondo non ci prepara allo spettacolo che che ci accoglie appena entrati nel grande cortile dominati dalla piramide di vetro di Leoh Ming Pei.IMG_0469 per sito
Qui tutto è gigantesco, a partire dal parcheggio sotterraneo che può ospitare centinaia di torpedoni, il cui incessante viavai è regolato da solerti inservienti vestiti di blu. Saliti al primo piano ci accoglie la visione della mastodontica hall del museo in luminoso marmo chiaro, circondata da negozi e caffè e percorsa da fiumane di turisti preceduti dalle guide che brandiscono buffi segni di riconoscimento come ombrellini e bandiere (la nostra Andreina ha un girasole dal quale non si separa mai). Ci dividiamo i due gruppi, capitanati dalle nuove guide Oratio e Brigitte, e cominciamo la visita partendo da un monumento… che non c’è! La Nike di Samotracia infatti è in restauro, ma vale la pena spendere ugualmente qualche parola su questo straordinario capolavoro dell’età ellenistica, che celebrava una vittoria navale accogliendo ad ali spiegate i naviganti che entravano nel porto dell’isola. La dea alata che ha ispirato tra gli altri il logo della Nike e’ solo l’inizio di un’entusiasmante carrellata di opere famosissime: Diana cacciatrice, le tre Grazie, l’ermafrodita dormiente e il magnifico gruppo marmoreo del Canova Amore e Psiche, che ci lascia silenziosi e incantati di fronte all’infinita dolcezza dell’abbraccio tra il dio e la sua amata.
603592_235688876618660_1429729125_nE’ stato calcolato che per vedere tutto il Louvre occorrono quattro mesi, naturalmente andandoci tutti i giorni per otto ore al giorno tutti i giorni della settimana.  Occorrono scelte drastiche ed è quello che facciamo noi scegliendo di visitare solo i grandi quadri del romanticismo, le stanze del re e la sezione del rinascimento italiano. Questo ci porta di fronte alle grandi “star” del Museo: “Il giuramento degli Orazi e Curiazi” di Jacques Louis David, manifesto del neoclassicismo, “La libertà guida il popolo” di Eugène Delacroix e “La zattera della Medusa” di Theodore Gericault, quadri simbolo del romanticismo che i ragazzi mostrano di conoscere bene commentandone i particolari visti tante volte sui libri di arte e di storia. Mentre proseguiamo nella visita, passando di fronte all’imponente “Incoronazione di Napoleone” di David, avvertiamo il brusio e l’eccitazione crescente di una grande folla: ci stiamo avvicinando alla sala che ospita la primadonna dell’arte mondiale, la Monna Lisa di Leonardo da Vinci, che qui è riprodotta praticamente dappertutto, dai poster ai grembiuli da cucina. All’interno la calca è indescrivibile: la gente appare disposta a tutto pur di conquistarsi un posto in prima fila davanti al celebre dipinto e in una babele di lingue si sprecano le proteste per le immancabili sgomitate. 10168008_235688896618658_596240766_nL’impressione è più simile a quella che si prova a un concerto degli One Direction con gli strilli delle ragazzine fanatiche che non quella di un museo e anche i ragazzi si rendono conto senza bisogno di troppe spiegazioni di quanto abbia dato effetti nefasti la spettacolarizzazione di un’opera che ormai più nessuno guarda se non attraverso l’obiettivo di un cellulare. Di Leonardo ammiriamo molto più tranquillamente la Vergine delle rocce, il Giovanni Battista, e la magnifica “Belle Ferronière” – che deve il suo nome alla catenina di ferro che le cinge la fronte e che non ha nulla da invidiare a opere più celebri come la più conosciuta “Dama con l’ermellino” – affiancati dalle stravaganti composizioni con frutta, verdura e fiori dell’Arcimboldo.
Il tempo al Louvre vola e in un attimo siamo fuori. Resistiamo eroicamente alla tentazione di comprarci una Monna Lisa segnatempo ed eccoci di nuovo in pullman, alla volta di Notre Dame. La brasserie dove pranziamo, Le Jardin de Notre Dame, e’ la quintessenza della francesità: mangiamo insalata con la vinaigrette, tacchino alla piastra con una montagna di fragranti patatine fritte ma soprattutto assaggiamo la tarte aux pomme, considerata il dolce nazionale e veramente deliziosa. IMG_0514 per sitoIl proprietario, che non si stanca di lodare la vista davvero splendida del suo locale sui giardini fioriti della cattedrale, è uno juventino sfegatato a cui brillano gli occhi parlando di Platini e di Trezeguet. Impossibile non fare subito amicizia e terminare il pranzo con l’inno della Vecchia Signora e il dono di una bandiera del Paris Saint Germain con tanto di dedica.
Nel pomeriggio visitiamo la cattedrale, nel cuore dell’Ile de la Cité e quindi di tutta Parigi, superbo esempio di architettura gotica. Nella grande piazza davanti a questa cattedrale, che sembra ricamata in marmo, gli artisti di strada si travestono da Quasimodo, divertendosi a spaventare i passanti e dando luogo a divertenti scenette. Di fronte alla Saint Chapelle la nostra guida Andreina ci da’ una spettacolare lezione di storia dell’arte invitandoci a costruire fisicamente una cattedrale gotica… con i nostri corpi! Abbiamo costruito prima una cattedrale romanica con arco a tutto sesto trasformandola poi in cattedrale gotica con archi a sesto acuto con una navata, poi con tre, poi con cinque, come Notre Dame, andando a inserire a coronamento i dongioni, cioè i gargoiles, animali mitologici che fanno da grondaia e dominano tutta la città dall’alto.IMG_0680 per sito
La sera, come nella migliore tradizione parigina, si va a Montmartre a farsi fare la caricatura dai pittori che affollano la celebre piazzetta e ad applaudire gli artisti di strada coi loro spettacoli circensi (ma la sorpresa è tutta loro perché il nostro Ermanno Rava, che si esibisce in una serie di prodigiose acrobazie per l’entusiasmo dei turisti, si dimostra molto più bravo!).
1 APRILE  2° GIORNO
Svegliarsi a Parigi e’ una meraviglia. Dalla finestra del nostro albergo (che è nel quartiere dello Stade de France, teatro della vittoria francese ai Mondiali del ’98) arriva il rumore attutito del traffico che cresce mentre la città comincia a correre e la luce dell’alba indora i tetti di antica ardesia e le avveniristiche superfici in vetro dei grattacieli. Scendiamo a fare colazione elettrizzati all’idea che tra pochi minuti cammineremo nel cuore della ville lumiere e i fragranti croissant non ci sono mai sembrati così buoni. Facciamo conoscenza con la nostra guida locale, Angela, che consegna a ognuno di noi una carta della città e nel tragitto per il centro, sul pullman ci insegna a orientarci.
Parigi e’ un esagono, intorno c’è la circonvallazione, la “periferique”, al suo interno ogni zona corrisponde a un “arrondissement”. Chi ha la puzza sotto il naso abita immancabilmente nel sedicesimo, mentre gli intellettuali popolano i quartieri della rive Gauche, dove si trovano anche le università.IMG_0399 per sito
Parigi e’ una città di grandi contrasti, tra i quartieri popolari pieni di bancarelle e quartieri chic con i negozi eleganti delle grandi griffes. Mentre scivoliamo silenziosi verso il centro osserviamo che in tutte le strade le strade scorre un rivolo d’acqua: e’ quella della Senna con cui la mattina si fa pulizia.
Passiamo accanto all’Opera Garnier, rutilante di bronzo e oro, dove vediamo l’entrata imperiale che Napoleone si fece costruire per timore degli attentati: grazie a una lussuosa rampa l’imperatore poteva evitare il popolo assiepato e arrivare al suo palco direttamente in carrozza.
Ci incantiamo di fronte alla solennità della place Vendome, con al centro una statua immensa fatta costruire da Napoleone con i cannoni fusi del nemico sconfitto nella battaglia d’Austerlitz. Nonostante le cancellate nere con le punte dorate ci facciano capire che molti degli edifici che vediamo erano residenze reali, non c’è in tutta Parigi un’effigie di un re: sono state tutte abbattute e fuse dalla Rivoluzione.
Ecco finalmente stendersi davanti a noi in tutta la loro spettacolare lunghezza gli Champs Elysees: quante volte a Rapallo abbiamo cantato la loro canzone preparandoci a vedere lo spettacolo teatrale sul maggio francese! La intoniamo a gran voce anche stavolta, mentre percorriamo il grande boulevard dal nome mitologico del luogo dove passeggiano le anime prima di accedere al paradiso.
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Un po’ ovunque bandiere verdi sventolano al sole annunciando la prossima maratona che si terra’ qui, proprio di fronte alle centinaia di negozi che tengono aperto fino a mezzanotte: “42.195 km dans la plus belle ville du monde“.
E’ un attimo ed ecco venirci incontro la sagoma inconfondibile della “belle dame”, la tour Eiffel, fatta costruire per il centenario della rivoluzione come monumento poi smontabile e diventata invece il simbolo di Parigi. Sulla celebre torre i ragazzi sanno proprio tutto e alla guida non resta che complimentarsi per la loro preparazione.
Sfiliamo di fronte a Les Invalides, il grande edificio che Luigi XIV fece costruire per accogliere i reduci delle sue guerre, che spesso erano costretti al loro ritorno a vivere d’elemosina perché gravemente mutilati: arrivo’ ad ospitare quattromila soldati, oggi al suo interno si trovano il museo delle armi, quello delle due guerre mondiali e quello della Liberazione. Sormontata da una testa di cavallo in marmo, vediamo la scuola militare frequentata da Napoleone, che vi entrò a soli dieci anni e a quindici era già quello che definiremmo un gran secchione. Lo scenario cambia completamente quando entriamo in Fauburg Saint Honore, via elegantissima dominata da griffes siderali come Chanel, Ghivency, Gucci e Armani. Poco distante c’è l’Eliseo, residenza del Presidente della Repubblica Hollande, che sta per fare una dichiarazione, come testimonia la presenza di una piccola folla di giornalisti ansiosi. Svoltiamo di fronte alla Madeleine, dietro alla quale si trovano le grandi firme della ristorazione, come il celebre Fauchon. Finalmente possiamo sgranchirci le gambe, prima nella monumentale place de la Concorde, poi nei giardini di Notre Dame, profumati di una miriade di fiori primaverili e peschi in piena fioritura. Con gli occhi pieni di bellezza pranziamo al Fou du Roi e poi via alla volta di Versailles. Della residenza del re Sole ne abbiamo sentito parlare davvero tante volte, ma nulla può prepararci all’immensità della reggia e all’inaudito sfarzo dei suoi arredi. Visitiamo la sala degli specchi, quella delle battaglie, la stanza da letto del re dove si teneva la famosa cerimonia della levata alla presenza dei nobili prescelti e una quantità infinita di ambienti che rivaleggiano uno con l’altro per bellezza e ricchezza. In molte stanze sono presenti video e plastici che ci permettono di ricreare la vita a corte. IMG_0449 per sitoCi colpisce vedere tra i visitatori classi di bambini molto piccoli, attenti alle spiegazioni delle guide o impegnati in laboratori artistici, segno di una grande attenzione alla divulgazione del patrimonio culturale della propria nazione: davvero da prendere d’esempio. Torniamo a Parigi affamati: ci aspetta una cena a base di quiche Lorraine, cordon bleu e bignè alla crema.
Poi la città si veste da sera e noi la ammiriamo dalla Senna, su un bateau mouche, che sembra un piccolo carnevale viaggiante per l’entusiasmo che si sprigiona ogni volta che passiamo sotto un ponte illuminato, tra i saluti di chi passeggia sul lungosenna e il festoso agitarsi di mani di quelli dei passeggeri degli altri battelli. Ogni ora la Tour Eiffel si riveste di luci scintillanti, mentre il riflesso del suo faro saetta nel buio della notte, visibile in ogni parte di Parigi. E’ un momento speciale, in cui ci sembra davvero di viverla più forte questa città che dal fiume svela angoli di segreta bellezza, come le sale illuminate del Musée d’Orsay, romantici giardini dell’Ile Saint Louis, un candido bateau mouche che ci sfreccia accanto lasciando una scia di salsa e merengue: i suoi passeggeri stanno seguendo una lezione di danza latinoamericana. Torniamo in albergo consapevoli di aver vissuto un momento che difficilmente dimenticheremo.
31  MARZO  1° GIORNO
Emozione alle stelle per i 104 alunni delle terze che ieri mattina sono partiti alla volta di Parigi, meta dell’annuale gita all’estero dell’Istituto Comprensivo Rapallo. Per molti di loro si tratta infatti della prima volta fuori dai confini patrii e per quasi tutti della prima esperienza di viaggio “indipendente” dalle famiglie. Il primo giorno e’ stato dedicato interamente al percorso di andata, che ha toccato Torino, la Val Susa, il traforo del Frejus e, sul versante francese, l’alta Savoia con le sue montagne innevate che scintillavano al sole e le regioni centrali, che ci hanno regalato magnifici scorci di prati verdissimi delimitati da siepi di biancospino, dove pascolavano le mucche Limusine e Charolaise, con le loro caratteristiche macchie bianche e nere.
IMG_0351 per sitoTutta da guardare anche la Borgogna, leggendaria terra di vini, ma a sorpresa anche splendido paesaggio collinare coltivato a vigneti e a vasti campi di colza, macchie gialle che contrastavano col cielo azzurrissimo. La nostra guida, l’onnisciente Andreina, ha approfittato del lungo viaggio per spiegare ogni particolare di quello che andremo a visitare e ci ha coinvolti in una serie di quiz storici e geografici (Chi portava le mutande alla corte di Versailles? A quali martiri si riferisce il nome Montmartre? Come si riconosce la rive droite dalla rive gauche della Senna?), oltre a dotarci di un indispensabile know how per cavarcela a Parigi (Mai rispondere “pas de quoi” a chi ci dice “merci” perché ormai è’ un termine preistorico, meglio il più contemporaneo “de rien”…).
Ci siamo fermati spesso per il pranzo, la merenda o semplicemente per sgranchirci un po’ nei prati fioriti che circondano gli autogrill francesi, poi finalmente siamo arrivati alla cintura parigina. Nell’aria della sera colorata di azzurro e violetto presto si sono potute scorgere le sagome dei più famosi monumenti della città: un boato ha accolto la visione della tour Eiffel completamente rivestita di luci scintillanti. L’entrata a Parigi e’ stata un momento indimenticabile, con i grandi boulevards che ci venivano incontro e noi tutti appiccicati al vetro a riempirci gli occhi di luoghi leggendari: il lungosenna con i suoi bateau mouches, la cattedrale di Notre Dame sull’Ile de la Cite’, il Louvre, l’Eliseo, il palais de l’Opera, la gigantesca Place de la Concorde, il Moulin Rouge! Siamo sbarcati proprio nel celebre quartiere di Pigalle, dove abbiamo cenato alla francese con croquet monsieur, pasticcio di patate, arrosto di maiale in salsa e deliziosi eclairs al cioccolato. Satolli e stanchissimi abbiamo percorso in pullman gli Champs Elysees per raggiungere il nostro albergo, l’hotel Iris Budget di Porte de la Chapelle, dove ci siamo sistemati nelle stanze e ricaricato cellulari, I-Pad e finalmente… anche noi stessi! Ne avremo bisogno, visto il programma fittissimo che ci aspetta oggi.
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