ISCRIZIONI A.S. 2019/2020

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Iscrizioni classi 1° scuola primaria perfezionamento iscrizioni classi 1° sc. primaria Modulistica Utilizzo cellulare Iscrizioni classi 1° scuola media perfezionamento classi 1° sc. media Modulistica certificato di identità Utilizzo cellulare Conferme conferme classi primaria conferme classi mediafacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

MAREGGIATA: DAI BUONI PENSIERI AI FATTI

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Nessuno di noi ha dimenticato la terribile mareggiata dello scorso 29 ottobre. Qui sotto è possibile vedere come alcuni alunni della nostra scuola hanno elaborato le loro emozioni, attraverso immagini, musiche e brevi riflessioni. In tutto l’Istituto, le occasioni di festa o di incontro dei mesi scorsi hanno dato spazio a momenti di sensibilizzazione e a raccolte straordinarie da destinarsi a chi ha subìto danni materiali. Anche con la collaborazione “storica” dell’associazione “Aiutateci ad aiutare” nel nostro Istituto Comprensivo sono stati raccolti 2.433 euro. Qui sotto un video e una presentazione realizzati dai ragazzi della 1B digitale IL VIDEO DELLA CLASSE 1B          facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

L’IRRESISTIBILE FASCINO DI UN CLASSICO

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Familiarizzare con il latino e il greco già alle medie, assaporando il ritmo delle antiche lingue che sono alla base della nostra cultura. E’ l’obiettivo raggiunto del ciclo di incontri con la cultura classica promosso dall’IC Rapallo in collaborazione con il Liceo Da Vigo, i cui alunni per due settimane si sono fatti maestri dei loro “colleghi” di seconda media introducendoli con entusiasmo e competenza nel mondo degli studi classici. Hanno cominciato insegnando l’alfabeto greco, con l’aria di proporre un giocoso codice con cui scrivere messaggi segreti, ma presto hanno invitato i più piccoli a tradurre qualche frase, facendo loro riflettere su quante parole italiane derivino dal greco e dal latino e su quanto latino usiamo ancora ogni giorno senza rendercene conto. Molte le curiosità dei più piccoli: “E’ vero che al Classico si studia tantissimo?” “E’ vero – ha risposto sinceramente Gloria Puggioni – ma una buona organizzazione aiuta a mantenere i propri spazi di relax”. “Non vi pesa il fatto di dover studiare materie che non hanno un’immediata applicazione nella realtà? “Materie come greco o filosofia possono apparire “astratte” – ha ammesso Rosita Tinella – ma sono quelle che più abituano al ragionamento”. I giovani maestri hanno letto qualche brano dal De rerum natura di Lucrezio per far sentire la musicalità della metrica latina e, in classe digitale, hanno accettato di buon grado di farsi sfidare a un videogioco sul lessico. Veri maestri di motivazione e passione, hanno dialogato coi più piccoli sulle loro passioni letterarie e hanno dato utilissimi indicazioni su come migliorare il proprio metodo di studio e la capacità di tenere a mente le nozioni imparate. Il ciclo di incontri, che ha previsto quattro ore di lezione distribuite in due settimane, è una delle numerose iniziative messe in atto grazie alla sinergia tra l’IC Rapallo e il Liceo Da Vigo. Organizzatrici per le due scuole la Prof.ssa Donatella Arena (IC Rapallo) e la Prof.ssa Angela Carleo (Da Vigo).    facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

PORTOFINO… SIAMO CON TE!

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Quando si dice gita scolastica si pensa a un’uscita con la scuola in un posto del quale si è già parlato e si va a vedere di persona ciò che avevi letto nel libro… Bene, toglietevelo dalla mente! Il 6 aprile 2019  non potevamo certo mancare a Portofino dove, per la riapertura della strada 227 che lo collega a Santa Margherita, è stata organizzata una festa con tanto di palcoscenico e cantanti (mica di quelli “scrausi” conosciuti da due persone in croce, si parla di gente come Elodie, Mahmood, Noemi…). Nel nostro Tigullio, tanta gente era stata direttamente colpita dalla mareggiata di fine ottobre e molti erano lì perché volevano celebrare questo evento e condividere un importante segno di “ripartenza” (anche se alcuni, magari, volevano solo vedere i cantanti). Il punto di ritrovo, dove molte classi di diversi Istituti scolastici si riunivano, era a Santa Margherita in piazza Martiri della Libertà. Qui sono state distribuite magliette celebrative, fiori, e un lasciapassare per gli accompagnatori dei bambini, che erano (o sarebbero dovuti essere) al centro della “Primavera del Tigullio”. Ma arriviamo al dunque.   Poco dopo le 10,30 inizia la lunga camminata, più volte interrotta dall’ accumularsi di centinaia di persone e dalle riprese dei droni che scatenano la voglia di protagonismo di molti. Giunte a Portofino, le classi raggiungono un punto di ristoro dove possono giocare, bere e mangiare. Già lì le emozioni iniziano ad affiorare. Alcuni di noi individuano una persona vestita tutta-marca-Ferrari con una segretaria… Aspetta, quello potrebbe essere l’ex presidente della scuderia Ferrari e attualmente dirigente d’azienda della Ferrari… forse è Maurizio Arrivabene! Gli studenti della 1ªB gli saltano addosso  e chiedono l’autografo. Dopo qualche minuto la strada per il porto viene aperta. Accompagnati dalle allegre note della  banda, scendiamo in Piazzetta, pranziamo da “O Magazin”, gustiamo un ottimo gelato al “Calata 32” e aspettiamo l’inizio dello spettacolo.  Ognuno di noi è abbastanza stanco, ma questa sensazione viene cancellata dall’adrenalina e dalla felicità di vedere il proprio idolo. Siamo undicenni o dodicenni nel 2019 e, ovviamente, tutti vogliamo vedere e avere o un autografo o una foto di Mahmood (“Il Volo”? Ma chi sono?!). Tutti si mettono dove capita, nel marasma generale; consigliati dal nostro GB (che “gioca in casa”) noi ci sistemiamo all’entrata dell’area protetta dalle guardie, proprio dove passeranno gli artisti per esibirsi. Alla fine, alcuni resteranno delusi perché non avranno avuto niente dal loro cantante preferito, altri invece torneranno a casa con la vivacità di chi ha appena ricevuto un bellissimo regalo. Tutti si radunano intorno al palco e lo spettacolo inizia. Arrivano a cantare Noemi, Elodie, Mahmood, Il Volo e altri; alcuni si fermano per foto e autografi, altri filano dritto. Finito lo spettacolo noi ragazzi con le insegnanti, già al porto, prendiamo il traghetto per tornare a Santa Margherita; da lì raggiungeremo Rapallo con lo scuolabus e poi tutto finirà a casa. Ognuno porta con sé una grande felicità per l’esperienza condivisa con i compagni, in una giornata che non sarà dimenticata facilmente. Francesco Nassano (classe 1B)facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

IL CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI A MONTECITORIO

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Trasferta romana per il Consiglio Comunale dei Ragazzi, che insieme agli alunni che hanno partecipato al corso PON dedicato alla Cittadinanza, nei primi giorni di aprile  hanno potuto visitare San Pietro, Piazza di Spagna, Trinità dei Monti, il Pantheon, l’Altare della Patria, gettare la proverbiale monetina nella fontana di Trevi e prendere il gelato da Giolitti. Un’intera giornata è stata dedicata alla visita a Montecitorio, dove una guida ha accompagnato gli alunni attraverso le principali sale illustrando aspetti storici, artistici ed istituzionali del Palazzo, teatro delle principali vicende della storia italiana: i ragazzi sono entrati  nella celebre sala della ritirata sull’Aventino, a seguito dell’omicidio di Giacomo Matteotti, in quella dove è stata proclamata la Repubblica e nella sala di rappresentanza dedicata ad Aldo Moro, dove vengono ricevute le varie delegazioni. A fare gli “onori di casa” – e l’immancabile foto coi suoi giovani concittadini – l’ex sindaco oggi onorevole Roberto Bagnasco. Tutti i ragazzi (alcuni dei quali sono finiti anche su un giornale locale) hanno ricevuto un attestato della loro visita in Parlamento e qualcuno ha promesso di tornarci tra qualche anno… da deputato!    facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

2 APRILE: LA SCUOLA PASCOLI PUNTA SUL BLU

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Il 2 aprile è la “Giornata Mondiale per la consapevolezza dell’autismo” e quest’anno anche la nostra scuola, come molte in Liguria, si è tinta di blu col proposito di sensibilizzare ragazzi e famiglie su questa tematica. Martedì mattina i bambini sono venuti a scuola vestiti di blu e con loro, attraverso filmati, poesie e racconti, abbiamo cercato di capire cosa vuol dire Autismo, in che modo si può essere attenti e accoglienti con chi ha un “diverso e speciale” modo di comunicare, imparare , giocare.                             Così abbiamo realizzato a più mani un cartellone, utilizzando le tessere di un puzzle: ogni pezzo è diverso dall’altro, ma tutti servono per potersi esprimersi ed aiutare gli altri a comporre il complesso mosaico della vita.   

  Nel corso della giornata i bambini, interessati e partecipi, si sono dedicati a costruire piccole barche di carta blu e ventagli dalle forme più disparate a simboleggiare le mille sfumature e le fragilità che l’autismo presenta. A conclusione nel pomeriggio, nel cortile della Pascoli, i bimbi e le maestre hanno formato un cuore, sventolando un palloncino blu e alzando al cielo le loro meravigliose manine.  Oggi siamo certi di poter dire che questi splendidi ragazzi, più consapevoli ed informati, saranno persone migliori domani.    facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

ALLE PASCOLI SI FESTEGGIA IL PI GRECO DAY

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Perché pi greco? Il rapporto tra la circonferenza e il diametro di un cerchio, ma questo, è solo l’inizio, perché all’interno di questa serie di decimali, è contenuto ogni altro singolo numero che potrebbe contenerne altri riconducibili a noi: la nostra data di nascita, il numero di telefono, il numero civico insomma, tutti quei numeri che quotidianamente si “masticano”.

I bambini sono stati avviati alla conoscenza di questo simbolo e di questa festa, riconosciuta grazie a un documento ufficiale sancito dagli Stati Uniti d’America circa 10 anni fa, in cui si pone una grande attenzione all’apprendimento della disciplina della matematica.

La mattina del 14 marzo quindi, per gli studenti delle classi 2^A e delle terze A-B-C, è cominciata in un modo speciale: supportati e guidati dalle loro docenti hanno trascorso parte del tempo in palestra per sfidarsi in gare di giochi matematici; ogni squadra aveva il nome di un famoso matematico come Archimede, Euclide, Pitagora, Fibonacci e Galileo.

Grazie all’ingegno, alla scaltrezza e alla collaborazione si è tentato di vincere questa super sfida all’ultimo punteggio.

Bowling, tiro al bersaglio, cruciverba, sudoku, ricomposizione di forme geometriche e calcoli…Insomma, una full immersion all’interno di questo mondo fantastico qual è quello dei numeri e in questo, il pi greco, né simbolo per eccellenza.

Come sorpresa finale non è mancata una super sfida: pescare il maggior numero possibile di biglietti che, grazie al loro valore, avrebbero dato modo di ribaltare il punteggio parziale ottenuto…e così è stato!!

Insomma, tanta gioia e un bel ricordo da conservare fino alla prossima sfida matematica, perché i numeri sono dappertutto e in fondo, giocare con loro non è poi così male!

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RAPALLO – ALBERTVILLE ANDATA… E RITORNO

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Ricambiano la visita gli alunni francesi del Collège Le Combe de Savoie di Albertville, che a marzo hanno ospitato ventitré alunni di terza dell’Istituto Comprensivo Rapallo. Martedì 19 marzo, accompagnati dalle loro insegnanti Irene Bertolino ed Elizabeth Yvoz, lasceranno la loro scuola circondata dalle montagne innevate dell’Alta Savoia e arriveranno a Rapallo, dove saranno ospitati dalle famiglie dei loro corrispondenti italiani e frequenteranno le lezioni della scuola partner, in una full immersion nella lingua e nella cultura italiana. Il progetto di scambio è stato organizzato dalla dinamica insegnante di francese dell’IC Rapallo, Antonella La Rosa: “Il nostro Istituto riserva una grande attenzione all’insegnamento delle lingue straniere – spiega – anche grazie alla presenza di un laboratorio linguistico che permette agli alunni di fare pratica in modo interattivo e coinvolgente. Per questo abbiamo pensato di proporre ai ragazzi di terza media un’esperienza solitamente riservata ai loro compagni delle superiori. Dovendo parlare ogni giorno francese (italiano per i ragazzi francesi, che lo studiano a scuola) e comprendendone le sfumature legate alla vita quotidiana le competenze linguistiche migliorano sensibilmente, così come le capacità relazionali”. Il soggiorno di studio dei ragazzi di Rapallo ad Albertville, in marzo, è stato gradevolissimo, tra attività didattiche, visite alle valli alpine e tanto sport perché la città – famosa per aver ospitato le Olimpiadi invernali del 1992 – è ricca di impianti sportivi, dalla parete di arrampicata più alta d’Europa alle piste di pattinaggio, ai campi da basket e di calcio, oltre agli impianti sciistici per cui è celebre in tutta la Francia (un resoconto su questo stesso sito col titolo #CUORIOLTREILCONFINE). Per non essere da meno i rapallini hanno organizzato cacce al tesoro, momenti di socializzazione e visite guidate ai luoghi più interessanti del Tigullio e di Genova, con la collaborazione di molti commercianti rapallesi che si sono prestati per offrire premi e merende: Latte Tigullio, pasticceria Canepa, panificio Vivaldi, gelateria Il Polipo, pasticceria Baj, Emporio del Caruggio, gastronomia Parla come mangi, pasticceria El Dòlz, bar Clipper, panificio Schenone, l’abigliamento Lai e La Cicogna, la Galleria San Camillo, abbigliamento Effessedi, Bar delle Donne, focacceria Zena. Non mancherà un incontro con il sindaco di Rapallo, Carlo Bagnasco.            facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather

#CUORIOLTRECONFINE

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Dai nostri ragazzi di terza impegnati nel gemellaggio ad Albertville, un resoconto delle loro giornate in Francia. Martedì 5 marzo Finalmente il countdown è finito, partiamo per Albertville, il comune dell’alta Savoia dove si trova il Collège La Combe de Savoie, la scuola media con cui la nostra prof. Antonella La Rosa ha organizzato uno scambio culturale. Ci troviamo in piazza delle Nazioni a un orario da fornai, molti con la faccia tirata di chi ha dormito poco per l’agitazione. Ognuno oltre alle valigie porta un piccolo dono gastronomico per il suo ospite, con il quale ha a lungo corrisposto via mail e chat: troffie al pesto, focaccia, qualche dolcetto tipico del golfo. In viaggio postiamo sul Padlet che abbiamo creato per l’occasione le foto della nostra partenza da Rapallo: sulla bacheca elettronica subito appaiono i cuori dei ragazzi francesi che stanno attentamente seguendo i nostri spostamenti. Alle porte di Torino facciamo una piccola sosta, circondati dalle Alpi innevate. All’uscita del tunnel del Fréjus urliamo di gioia: finalmente siamo in Francia! Albertville ci accoglie con colori squillanti: il blu del cielo terso, il bianco della neve e le variopinte pareti del Collège, davanti al quale ci stanno aspettando i ragazzi con le loro insegnanti, Irene Bertolino ed Elisabeth Yvoz. Il momento delle presentazioni è molto emozionante, specialmente quando ogni alunno finalmente conosce il suo ospite: le frasi di saluto imparate nei giorni precedenti si volatilizzano e qualcuno rimane lì impalato, paralizzato dalla timidezza, con un sorriso incerto sulla faccia e gli occhi che cercano la prof. La Rosa sperando in un salvataggio… linguistico. Ma è questione di pochi minuti, poi la prof. Bertolino con piglio energico ci fa mettere in marcia per raggiungere il centro della città imponendoci di camminare rigorosamente… parlando! Nel parco pubblico di Albertville ci vengono consegnati dei fogli con 13 domande sulla città e la sua storia, a cui si deve rispondere intervistando passanti e negozianti, guidati nel percorso dai nostri ospiti. Niente di meglio di un gioco per familiarizzare con loro e scoprire di avere in comune sport, musica, passioni. Al termine ci sono premi per la squadra vincitrice e regalini di consolazione per tutti i partecipanti, oltre a una merenda a base di frangranti pain au chocolat. Mentre ce li gustiamo seduti sulla scalinata della Chiesa Saint Jean XXIII il corrispondente del quotidiano Le Dephinat Liberée ci fotogafa: qui siamo dei vip! Nel pomeriggio i ragazzi sono prelevati dai genitori o raggiungono in autobus le case dei loro ospiti: molte si trovano a Mercury, Monthion o a Grignon, nel circondario di Albertville – che è città al crocevia di quattro valli – e sono in aperta campagna, con vista mozzafiato sulle montagne. Siamo in una città olimpica dove i giovani sono abituati a fare parecchio sport (basti pensare che ogni martedì gli alunni della scuola vanno a sciare!), così non sono pochi quelli che si trovano ad accompagnare i loro coetanei francesi in palestra o al campetto. A cena le famiglie ospitanti hanno fatto del loro meglio per fare gustare i piatti tipici del territorio, prima fra tutte le raclette, gustosissima pietanza a base di fonduta di formaggio, e per dessert torta di mele e mousse al cioccolato.  Le insegnanti cenano dalla prof. Yvoz, in una casa costruita dal marito seguendo un’antica consuetudine savoiarda: tutta in legno, con grandi vetrate che danno sulle montagne intorno e circondata di prati dove la mattina non è raro vedere al pascolo branchi di camosci. Anche da lei si svolge il goloso rituale della raclette e, a proposito di ghiottonerie, tra gli appuntamenti che ci aspettano domani c’è anche quello a una fabbrica artigianale del famoso formaggio beaufort che ha qui la sua zona di produzione tipica. Mercoledì 6 marzo Stamattina sveglia, colazione e partenza per la scuola, proprio come se fossimo alunni del Collège. Nell’atrio si cominciano a vedere gruppi di ragazzi italiani e francesi che con grande naturalezza fanno capannello, segno che il dialogo nelle due lingue procede bene. Al suono della campanella (che non è il driiiiin a cui siamo abituati ma una soave armonia che ogni volta ci lascia stupefatti a naso in su) usciamo in cortile per salire sul pullman che ci porterà a Beufort, luogo di produzione dell’omonimo celebre formaggio. Percorriamo la valle Beaufortain, tipica valle pastorale savoiarda punteggiata da baite e fattorie, ora che è coperta da una fitta coltre di neve meta privilegiata per gli amanti dello sci di fondo. A Beaufort la Cooperativa casearia ci accoglie con la sua facciata decorata a tinte vivaci. All’interno siamo accolti da un film che ci fa percorrere tutte le fasi della produzione – dalla raccolta del fieno alla transumanza, alla mungitura delle mucche e alla lavorazione del formaggio ottenuto – poi facciamo qualche gioco interattivo per rafforzare i concetti appresi (il più affollato è la sfida a sollevare il peso di una delle grosse forme rotonde) e finalmente possiamo entrare nel laboratorio, abbigliati in camice e cuffia bianchi. All’interno vediamo al di là di grandi vetrate il lavoro degli operai e il gesto antico del casaro che saggia la consistenza dei granuli che si stanno formando nei grandi recipienti in cui si riscalda il latte. La Cooperativa dà lavoro a quaranta persone e raccoglie il latte dei produttori di tre vallate. Il suo sancta sanctorum è la cave, dove le forme di Beaufort stagionano su alti ripiani: un tempo ogni forma doveva essere cosparsa di sale e capovolta a intervalli regolari, oggi ci pensa Robofort 3, un robot che percorre i corridoi della cave scansionando le grandi forme col laser e capovolgendole quando occorre. La nostra guida ci fa notare la differenza degli odori da un settore all’altro: dal più pungente delle forme stagionate al più dolce di quelle appena fatte e ancora odorose di latte. In una speciale sezione sono conservate poche forme pregiatissime: sono quelle destinate ai ristoranti più rinomati di Francia. Degustiamo il Beaufort accompagnato da succo di mela, trovando entrambi buonissimi e chiedendo bis… e tris! Nel punto vendita della cooperativa facciamo il pieno di formaggio, ma anche di caramelle artigianali al miele, tisane a base di erbe alpine e vini tipici del territorio, come la Mondeuse e la Rousette. Lanciamo ancora qualche sguardo pieno di rimpianto ai prati innevati che ci circondano, poi torniamo ad Albertville, dove le famiglie ospitanti ci aspettano per il pranzo. Il pomeriggio è dedicato al bowling e al pattinaggio, poi tutti in centro per una passeggiata. Il tramonto è uno spettacolo, con le vette innevate che si incendiano di tutte le gradazioni del rosa. Mercoledì 7 marzo Oggi andiamo ad Annecy, capitale europea del fumetto e del cinema di animazione, chiamata “la Venezia delle Alpi” per i romantici canali che ricamano il suo centro storico dalle case color pastello. Arriviamo costeggiando il lago di Annecy, noto per essere “il più pulito d’Europa”, circondato da montagne innevate che si riflettono nelle sue acque. Sulle sue sponde paesini formati da chalet ed eleganti case a due piani con tetto, contrafforti e decorazioni in legno. A fare da guide turistiche in città ci pensano i nostri corrispondenti francesi, che ci descrivono in italiano (… o almeno ci provano!) i principali monumenti, tra i quali il ponte degli amori, dove la leggenda vuole che chi si bacia resti insieme per tutta la vita e il fotografatissimo Palais de l’isle, un tempo antiche prigioni. La rue Sainte Claire con i suoi portici e i negozietti è una tentazione irresistibile e infatti l’ora di libertà è usata da tutti per comprare cibarie e regaletti. Pranziamo al Centro Culturale di Bonlieu, un enorme spazio affacciato sul lago dove si trova un teatro, una biblioteca ed alcuni negozi, tra cui una libreria specializzata in bande dessinée, dove ci incantiamo davanti a spettacolari albi a fumetti. Al pomeriggio saliamo al Conservatoire d’Art et d’Histoire, che ospita il Museo del Cinema d’animazione, spazio interattivo dove si può ripercorrere la storia del cinema d’animazione dai primi tentativi – risalenti ai primi anni dell’’800 – ai più recenti film. Nelle modernissime sale i ragazzi confrontano immagini, autori e tecniche e si cimentano loro stessi nella creazione di immagini in movimento, scoprendo che per realizzare un minuto di film occorre movimentare più di cinquanta immagini! Tornati ad Albertville si va tutti a farsi belli per la festa di stasera: un vero discoparty con ogni sorta di bendidio da mangiare a cura dei genitori. Venerdì 8 marzo
“Buona festa della donna, prof!”. Il sorridente augurio ripetuto dai nostri alunni lascia stupiti i loro corrispondenti francesi: qui l’8 marzo non è una ricorrenza così sentita, visto che la parità tra generi è una norma acquisita. Stamattina siamo a scuola a seguire le lezioni in modo da sperimentare concretamente la vita scolastica. A piccoli gruppi i ragazzi si sono divisi tra le classi: qualcuno fa francese, altri inglese, scienze, fisica e sport. Alcuni trascorrono la prima ora al CDI, il Centre de Documentation e Information, una sala dove gli alunni possono andare quando un insegnante è assente. In un grande spazio luminoso e accogliente, allestito con scaffali, tavoli, sedie e poltrone colorate i ragazzi possono scegliere se leggere un libro, un fumetto o un manga, fare una ricerca in Internet per le loro presentazioni (le exposé), oppure giocare a qualche gioco di società. Sovrintende a questo spazio l’insegnante documentarista, una figura formata a questo scopo che nelle scuole francesi affianca gli insegnanti fornendo i materiali necessari ai progetti didattici. “Quando un’insegnante documentarista lavora bene davanti al CDI c’è la coda” ci dice Irene. Visitiamo un’aula dedicata all’insegnamento del francese agli alunni provenienti da altri Paesi e arrivati qui da poco tempo: due alunne dal Madagascar e uno dall’Italia stanno facendo degli esercizi di completamento sotto la guida di Madame Soulier. Alla recré, la ricreazione, gli alunni sono guardati dai surveillantes, così gli insegnanti possono avere un momento conviviale in sala prof, stanza che i nostri colleghi di qui ritengono vecchiotta e che a noi lascia a bocca aperta: accanto al tradizionale arredamento “di scuola” come tavoli, armadietti e bacheche ci sono due grandi divani, mensole con tazze, bicchieri e bollitori. I momenti conviviali in cui parlare dell’andamento scolastico o chiacchierare tra colleghi davanti a una tazza di tè sono la norma e il nostro pensiero corre a quante volte ci troviamo a passarci informazioni su questo o quell’alunno nel cambio dell’ora, in affanno, con una pila di libri e quaderni in equilibrio precario tra le braccia mentre dalla classe si affacciano i ragazzi che reclamano la nostra presenza. Colpisce la presenza di regole ferree: gli alunni devono avere sempre con sé il loro cahier de correspondance (il libretto delle giustificazioni, dell’orario delle lezioni e delle comunicazioni scuola famiglia), non possono uscire dalle classi, si devono rivolgere agli insegnanti chiamandolo “Madame” e “Monsieur”, il rapporto è molto più distaccato (quando al mattino ci capita di salutare qualche nostro alunno abbracciandolo ci guardano tutti con gli occhi sgranati!), in compenso il lavoro scolastico “tradizionale” è intervallato da momenti di gioco (in ogni aula c’è un armadietto con i giochi di società) e di sport, eccellente valvola di sfogo per i ragazzi che devono rimanere a scuola fino alle 17.00. I giochi di società (come Uno o Mastermind) sono stati un’efficace occasione per il dialogo nelle due lingue dei ragazzi, che si sono spiegati vicendevolmente le regole. Dopo il pranzo in mensa (ma qualcuno torna a mangiare in famiglia) i ragazzi si ritrovano in cortile, dove ha inizio la cerimonia dei saluti. Qualche genitore è venuto a veder partire il proprio ospite e gli allunga la merenda per il viaggio. Caricati i bagagli sul pullman è il momento degli abbracci e di qualche pianto. Ci vuole del bello e del buono per far scendere i francesi dal pullman dove sono saliti per gli ultimissimi saluti, poi finalmente si parte, tra una selva di mani a cuore. Durante il viaggio di ritorno prepariamo il calendario delle attività che faremo quando i ragazzi di Albertville verranno a Rapallo. Siamo più che mai determinati a rendere il loro soggiorno indimenticabile com’è stato il nostro.
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A LEZIONE DI UNIVERSO: BARBARA NEGRI ALL’IC RAPALLO

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Sul suo biglietto da visita c’è scritto “Responsabile Unità Esplorazione e Osservazione dell’Universo”, qualifica che lascia sognanti a immaginare lo spazio siderale e lei, signora delle stelle, che organizza le spedizioni degli astronauti come nei film di fantascienza. Liceo classico, una laurea in matematica, una in fisica più un master in ingegneria aerospaziale, Barbara Negri è ai vertici dell’Agenzia Spaziale Italiana, la nostra piccola Nasa, e si occupa di portare a buon fine le spedizioni in corso. A Rapallo per una conferenza allo Zonta Club, ha accettato volentieri l’invito rivoltole da alcuni genitori di tenere una “lezione speciale” ai ragazzi dell’IC Rapallo. Con piglio energico e linguaggio comprensibile da esperta divulgatrice, Barbara Negri ha raccontato agli alunni scopi e caratteristiche dei 14 programmi- di cui 12 in orbita – attualmente in fase di realizzazione: “Dalla Terra noi vediamo soltanto una banda di energia, che è quella visibile, tutto il resto è assorbito perché l’atmosfera terrestre fa da filtro – ha spiegato – Per questo dobbiamo andare oltre l’atmosfera per studiare la materia oscura, che è sempre materia ma non emette fotoni. Prima o poi la vedremo e ci permetterà di capire com’è nato davvero l’universo”. Per quanto nel nostro immaginario la Terra rivesta la massima importanza, la sua posizione nello spazio è piuttosto periferica: “La Terra fa parte di una galassia a spirale, noi siamo su un braccio esterno – il braccio di Orione – per così dire in periferia – ha chiarito la scienziata – È una fortuna che ci siamo formati lì perché se fossimo stati in una posizione più centrale avremmo rischiato di essere distrutti da collisioni di stelle o risucchiati in buchi neri. Il fatto di essere in una zona tranquilla ci ha permesso di evolverci”. La maggior parte degli esperimenti dell’ASI sono fatti sulla stazione spaziale, un autentico laboratorio scientifico che presto potrebbe essere sostituito da una base ancora più avveniristica: “Uno degli obiettivi della ricerca spaziale europea, americana e cinese – è costruire un “moon village”, una base luna con strutture gonfiabili in modo da poter partire di là per portare l’uomo su Marte negli anni Trenta”. A sentire lei non proprio una passeggiata, visto che sul pianeta rosso l’ambiente non è proprio quello che si dice confortevole: “Marte perché è un pianeta vicino (ci si arriva in sette mesi), è roccioso come la Terra e ha un minimo di atmosfera – spiega – ma l’astronauta è sottoposto a radiazioni e occorre studiare un sistema di protezione”. Da questo punto di vista Marte rappresenta un costante monito per i terrestri: “Alcuni scienziati dicono che tre miliardi di anni fa ci sono state tempeste solari talmente forti che hanno strappato le particelle della sua atmosfera, altri ipotizzano che si sia desertificato per lo stesso effetto serra che stiamo vivendo sulla Terra, noi a causa dell’inquinamento, su Marte per la probabile presenza di una grande attività vulcanica”. Quel che è certo è che su Marte ci sono residui di acqua, permafrost (terreno mescolato a ghiaccio) ai poli e un grande lago di acqua all’interno: “Nel 2020 la missione Exo Mars, finanziata dall’Italia per il 45%, scaverà nel sottosuolo di Marte con un trapano che contiene all’interno uno spettrometro. Arriveremo a due metri di profondità, perché in superficie le radiazioni hanno sterilizzato ogni cosa, alla ricerca di fossili o materiale organico per capire se c’è stata vita sul pianeta e se si potrà in futuro colonizzare”. Sulla lavagna elettronica scorrono immagini mozzafiato: il satellite Juno, la sonda Cassini, Titano (che ha molti liquidi come il metano ed è quindi un altro candidato per una futura colonizzazione), gli esopianeti scoperti dalla missione Keplero, che hanno dato origine ad una scienza nuova: “Oggi andiamo alla ricerca di pianeti simili al nostro anche al di fuori del nostro sistema solare”. “Guardate che bellezza” dice spessissimo la scienziata indicando ai ragazzi i particolari delle foto e dei video. Moltissime le domande dei ragazzi. Le nuove tecnologie sono vicine ad assicurare la vita su Marte? “Le tecnologie ci sono, come la stampante 3D che ci permetterà di costruire attrezzi direttamente sul pianeta, il problema è che ce le dobbiamo portare dalla Terra e questo non è così semplice”. E’ vero che la Terra finirà? “Sì, ma tra moltissimo, il rischio concreto è farla esplodere con un’esplosione atomica o desertificarla prima”. Quando ha deciso che avrebbe lavorato alle missioni spaziali? “A dodici anni. Se si usa il cervello si capisce molto presto che cosa non si vuole e cosa invece si vuole moltissimo e io volevo avere a che fare con i misteri dell’universo”. E’ mai stata nello spazio? “No perché si preferisce far partire militari che assicurano una maggiore precisione nell’eseguire le procedure. Sono ritenuti più affidabili degli scienziati, che ci metterebbero sicuramente la loro creatività!”. E’ stata dura studiare tanto? “No, perché amavo quello che studiavo e quindi mi sono sempre divertita”.  
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